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Italia

Coccidiosi Suina

Malattie Enteriche

I coccidi (Isospora suis) sono parassiti endocellulari che causano una grave enterite nei suinetti. Il parassita si trova ovunque negli allevamenti suini e, di conseguenza, la coccidiosi suina è considerata un problema clinico rilevante in questa specie. La sua prevalenza in Europa è in media di circa il 70%(1,2).

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  • Isospora suis è un parassita endocellulare i cui stadi del ciclo vitale si sviluppano all’interno dell’animale ospite e nell’ambiente esterno. La prevalenza media in Europa della malatia è di circa il 70%. Il 78% delle nidiate di suinetti positivi è affetto da diarrea (1,2). Inoltre, Isospora suis colpisce spesso i suinetti contemporaneamente ad altri enteropatogeni (4) . Il ciclo del parassita è composto da una fase di moltiplicazione endogena nel tratto gastrointestinale dei suinetti e da una fase di sporulazione esogena nell’ambiente esterno (5). I suinetti si contaminano mediante l’ingestione di oocisti sporulate presenti nell’ambiente. Le oocisti si attivano in sporozoiti durante il passaggio attraverso lo stomaco. Gli sporozoiti vengono rilasciati nel lume intestinale e invadono le cellule dell’intestino (digiuno, ileo) All’interno delle cellule intestinali vengono prodotti due tipi di merozoiti, che in seguito vengono rilasciati nuovamente nel lume intestinale. Il ciclo riproduttivo asessuale si ripete, portando alla distruzione di un numero sempre maggiore di cellule intestinali. I merozoiti a questo punto invadono altre cellule intestinali e si differenziano in gametociti maschi e femmina. Questo stadio sessuale avviene normalmente 4 giorni dopo l’infestazione. I gametociti maschi e femmina producono un’oocisti che viene rilasciata nel lume intestinale e quindi escreta con le feci. Il periodo di prepatenza (ovvero il periodo che intercorre tra l’infezione e l’eliminazione delle oocisti nelle feci dell’animale) di Isopora suis è in genere di 5-7 giorni. L’oocisti non infettante diventa più o meno rapidamente un’oocisti infettante (sporulata) a seconda delle condizioni dell’ambiente esterno (la temperatura ideale sarebbe di 20-40 °C). Grazie alla loro parete cellulare esterna, le oocisti sono molto resistenti nell’ambiente secco e ai disinfettanti. La presenza di coccidi nell’ambiente rimane la principale fonte di contaminazione degli animali, poiché i suinetti possono espellere fino a 100.000 oocisti per grammo di feci (8). 

  • Isopora suis solitamente colpisce i suinetti giovani in allattamento entro i 15 giorni di età. Il numero degli animali affetti dipende dalla carica infestante iniziale6. Il picco della prevalenza nei suinetti generalmente si verifica verso le 2 settimane di età1. Poiché l’integrità della mucosa intestinale viene gravemente danneggiata dalla moltiplicazione del parassita (vengono distrutti proprio i villi intestinali che, in condizioni di normalità, permettono di avere a disposizione una maggiore superficie di assorbimento degli alimenti), l’acqua e i nutrienti non vengono assorbiti, causando una grave diarrea e la riduzione del tasso di crescita e del peso corporeo (riduzione fino a 500 g allo svezzamento rispetto agli animali sani)6. La consistenza della diarrea è da pastosa ad acquosa. Le infezioni secondarie concomitanti (ad es. E.coli) possono aumentare il tasso di morbilità e di mortalità6. La mucosa intestinale può rigenerarsi rapidamente, ma la funzione digerente viene ridotta per un periodo significativamente più lungo rispetto alla malattia clinica, a causa del tempo necessario per la riparazione dei villi.

  • Con l’insorgere di sintomi clinici sospetti è necessario fare diagnosi di infestazione da Isospora suis. Oltre alla diagnosi basata sui reperti clinici e sulla scarsa risposta dell’animale alla terapia antibiotica, di conseguenza per confermare la diagnosi è necessario rilevare la presenza di oocisti direttamente nelle feci (nell’animale vivo) o identificare gli stadi di sviluppo del parassita nella mucosa intestinale (esame autoptico). Oltre all’identificazione diretta delle oocisti nelle feci è anche possibile quantificare il numero delle stesse immettendo 1 grammo di feci in una camera di McMaster dopo aver concentrato le oocisti per flottazione.

  • Nonostante vi siano composti che possiedono un’attività dimostrata contro i coccidi, non esistono trattamenti affidabili contro la coccidiosi se fatti tardivamente. Il principale motivo è che una volta comparsi i sintomi clinici, l’integrità della mucosa è stata ormai danneggiata a causa della moltiplicazione del parassita(7). Una molecola somministrata durante la malattia conclamata ha un’efficacia decisamente scarsa sui sintomi e sul possibile vantaggio economico derivante dalla terapia (10).

  • Il modo migliore per prevenire la coccidiosi è di somministrare ai suini il prodotto indicato per la coccidiosi per via orale a 3-5 giorni di età prima che entrino in contatto con il parassita. Inoltre, l’uso di un trattamento preventivo contro I. suis riduce la possibilità della comparsa di infezioni secondarie.

  • 1. Hamadejova. Vet. Med. – Czech, 50, 2005 (4): 159–136

    2. Prevalence data: Leten J et al. 2002 ; Hollanders W et al 1993 ; Enric M. 2000 ; Vezzoli F et al. 2002 ; Larsen K. 1995 ; Iglesias J. 2000 Ristow L.E et al. 2002

    3. Meyer C. et al 1999 Veterinary Parasitology 82, 277-284

    4. Driesen et al. 1993 Aust. Vet. J. 70 (7), 259-263

    5. Lindsay et al. J Parasitol. 1982 ; 68:861-5.

    6. Mundt et al. Parasitol Res. 2003; 90: S158 –S159

    7. Stuart et al. Can J comp Med. 1982 ; 46:317-20.

    8. Henrickson et al. 1992 Vet. Rec. 13: 443-444

    9. Driesen SJ et al Aust Vet J 1995;72:139–141;

    10. www.thepigsite.com/articles/2644/coccidiosis-in-piglets

    11. Scala A et al Veterinary Parasitology 2009;163:362–365